Influencer e Partita IVA: quando le prestazioni diventano fiscalmente rilevanti

L’attività di influencer è soggetta a IVA? Guida fiscale per content creator e aziende

Con l’introduzione del nuovo codice ATECO 73.11.03 per le attività di influencer marketing, in vigore dal 1° aprile 2025, il legislatore ha fatto un importante passo avanti nel riconoscimento formale di questa figura professionale. Ma quali sono le conseguenze fiscali e tributarie per gli influencer che operano con continuità sui social media? Vediamolo insieme.

1. Influencer e soggettività passiva IVA

Secondo l’art. 5 del DPR 633/72, è soggetto passivo IVA chi esercita in modo abituale e professionale un’attività di lavoro autonomo, anche non esclusiva. L’influencer che pubblica contenuti sponsorizzati con regolarità e sistematicità ricade quindi nel campo di applicazione dell’IVA.

Chi è obbligato ad aprire la Partita IVA?

  • Influencer che svolgono attività abituale (es. collaborazioni mensili con brand);
  • Influencer per cui l’attività rappresenta la principale fonte di reddito;
  • Professionisti con altra attività prevalente (es. avvocati, architetti) che operano anche come influencer in un settore diverso (es. viaggi, moda, food).

2. Quando si configura l’obbligo IV

Il presupposto oggettivo dell’IVA si verifica ogni volta che esiste un nesso diretto tra la prestazione e il corrispettivo ricevuto, sia esso in denaro che in natura.

Esempi pratici:

  • Compensi monetari: post sponsorizzato per promuovere un prodotto → soggetto a IVA.
  • Scambi in natura: soggiorno gratuito in cambio di recensione social → può configurare operazione permutativa, anch’essa soggetta a IVA.

3. Operazioni permutative: attenzione ai “barter deal”

Un caso frequente è quello del soggiorno gratuito in hotel offerto all’influencer in cambio di visibilità online. Secondo l’art. 11 del DPR 633/72, si tratta di un’operazione imponibile in cui il valore del servizio deve essere determinato a valore normale e indicato in fattura.

Nota bene: anche se non c’è pagamento, la prestazione è soggetta a IVA se esiste uno scambio economico valutabile.

4. Due attività, due regimi fiscali?

Se l’influencer esercita un’altra attività professionale (es. è un commercialista o un avvocato) e in parallelo lavora come content creator in un ambito distinto, sarà necessario:

  • Richiedere un nuovo codice ATECO per l’attività di influencer;
  • Applicare la separazione delle attività ai fini IVA ai sensi dell’art. 36, comma 2, DPR 633/72.

5. Cosa deve fare un influencer per essere in regola con il fisco?

Aprire Partita IVA con codice ATECO 73.11.03
Verificare la natura abituale dell’attività (continuità, ripetitività, organizzazione)
Fatturare correttamente anche in caso di permute (es. prodotti, viaggi)
Tenere distinta l’attività di influencer da eventuali altre attività professionali

La fiscalità degli influencer è un terreno in continua evoluzione. Le recenti modifiche ATECO e le risposte dell’Agenzia delle Entrate rendono fondamentale una consulenza personalizzata per non incorrere in sanzioni.

Se sei un influencer o un’azienda che lavora con content creator, contatta il nostro studio legale tributarista per chiarire ogni dubbio su:

  • obblighi IVA;
  • inquadramento fiscale corretto;
  • operazioni permutative;
  • gestione dei compensi non monetari;

Attento: l’Amministrazione Finanziaria controlla i tuoi social –> L’Agenzia delle Entrate spia i tuoi account social per scoprire se non paghi le tasse: ecco chi è più a rischio – Brocardi.it

6. Regime fiscale degli influencer: forfettario o ordinario?

Molti influencer alle prime armi optano per il regime forfettario, che consente di beneficiare di una tassazione agevolata e di una semplificazione degli adempimenti. Tuttavia, non sempre è la scelta migliore.

Il regime forfettario è possibile se:

  • i compensi annuali non superano i 85.000 euro;
  • non si possiedono partecipazioni in società;
  • non si esercitano attività incompatibili.

Attenzione: chi riceve pagamenti in natura può rischiare di sottostimare i propri introiti. Infatti, anche i beni e servizi ricevuti come compenso devono essere stimati al valore normale e, in alcuni casi, potrebbero contribuire al superamento del limite di reddito previsto per il regime agevolato.

🔹 7. Collaborazioni occasionali: quando NON serve la partita IVA?

Non tutti i creator devono necessariamente aprire la Partita IVA. La prestazione occasionale è ammessa solo se sussistono precisi requisiti:

  • mancanza di abitualità, continuità o organizzazione;
  • compenso lordo annuo inferiore a 5.000 euro;
  • durata della prestazione limitata nel tempo.

Tuttavia, nella pratica, è raro che un influencer operi davvero in modo occasionale. La pubblicazione periodica di contenuti sponsorizzati o la partecipazione a campagne ripetute è spesso indice di attività abituale e, quindi, soggetta a IVA.

Consiglio: anche chi inizia con poche collaborazioni dovrebbe valutare da subito l’inquadramento corretto, per evitare sanzioni e recuperi d’imposta.

Lo Studio Legale Tributario Lai di Cagliari vanta professionisti con consolidata esperienza nel campo dell’influencer marketing, capaci di affiancare influencer e content creator per gestire al meglio gli aspetti fiscali legati ai guadagni derivanti da collaborazioni, sponsorizzazioni, piattaforme digitali e da contratti con agenzie e media company.

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